sabato 24 febbraio 2018

Frontside - Essentially, Eventually (2018)


Nel 2013 i Frontside si presentarono con un brillante EP dal titolo Cheers and Fears from the Past Year, poi ci sono voluti altri quattro anni per arrivare al secondo You, Of All People, pubblicato esattamente un anno fa. Tutto questo quando ancora si facevano chiamare un po' anonimamente FS. Ora il trio del North Carolina sembra voler prendere una marcia più spedita grazie a qualche novità: oltre al cambio di nome i Frontside hanno trovato un appoggio nell'etichetta discografica We Are Triumphant che ha riunito i due EP in un unico album dal titolo Essentially, Eventually. La pubblicazione a nuovo nome si certifica quindi come un nuova partenza per il gruppo nell'attesa di un annunciato secondo album che finalmente vedrà al suo interno materiale inedito.

Per chi non li avesse ancora ascoltati i Frontside si destreggiano in un crocevia tra accessibile pop punk e linee più sperimentali di post hardcore. I punti di riferimento possono essere le energiche dinamiche in eterno movimento dei defunti Damiera e l'inclinazione hard prog dei Coheed and Cambria che in pratica si traduce nella capacità di creare mutevoli trame di chitarra, ritmiche sincopate e linee melodiche orecchiabili tra emocore e math rock. Seppur giovani i tre scrivono con una sensibilità tecnica invidiabile, dando spazio sia a intricati riff, sia a melodie memorabili, ricordando in qualche passaggio anche gli Hidden Hospitals. Proprio come questi ultimi e i loro predecessori Damiera le canzoni hanno una durata molto compressa, il che non preclude le continue sorprese che hanno da offrire.


https://fsncband.bandcamp.com/

giovedì 22 febbraio 2018

Cyclamen - Amida (2018)


Devo dire che non ero a conoscenza dei giapponesi Cyclamen e il perché l'ho capito dando un rapido ascolto ai loro lavori precedenti. Praticamente il gruppo nasce, come molti progetti djent, nella camera da letto di Hayato Imanishi il quale, tra il 2008 e il 2010, vive e lavora in Inghilterra, così recluta altri musicisti al fine di produrre il primo album. Tornato in Giappone nel 2011, Imanishi ricompone il gruppo con altri membri, realizzando alcuni EP dove comunque lo stile dei Cyclamen rimane invariato. A caratterizzare la band era un estremo thrash metal che adesso con l'uscita di Amida viene abbandonato completamente in favore di un math rock che si apposta al confine tra venature pop malinconiche e girandole soniche post rock. Si pensi solo a questo: per le parti vocali Amida ospita vari cantanti e quando a prendere il microfono è il turno della voce femminile di Haruka Ambiru su If There Ever Was Anything That I Meant as Love, It Was for You il mood si avvicina ai nuovi campioni del genere JYOCHO.

Ma Amida ha ancora altro da offrire: la presenza al basso di un ospite prestigioso come Sean Malone (Cynic, Gordian Knot) assicura incursioni in paesaggi virtuosi limitrofi alla fusion (A Line Between Us, The Least). Qualche rigurgito thrash ritorna su Feurlise e Once, the Last, ma rappresentano episodi isolati in quanto a prendere il sopravvento sono le ariose deviazioni quasi AOR di Choices, con Eri Sasaki alla voce, o l'atmospheric pop di You'd Look Prettier If You Smiled. La vicinanza al jazz permette paragoni non troppo fuori luogo come quelli al midwest emo (Perfect Answer), in più, un pezzo di perizia strumentale come Comes and Goes, Back and Forth, sottolinea che per gli amanti del math rock più tecnico che si sposa con il djent Amida è un album da prendere sicuramente in considerazione.



domenica 18 febbraio 2018

Introducing: Royal Coda


Per un gruppo che nasce uno ne muore. Reduci dalla notizia dello scioglimento degli A Lot Like Birds si segnala la nascita dei Royal Coda. Kurt Travis (ex A Lot Like Birds e Dance Gavin Dance), Sergio Medina (Stolas, Sianvar, Eidola) e Joseph Arrington (A Lot Like Birds, Sianvar) hanno formato quello che si può definire un supergruppo della scena experimental post hardcore contemporanea. Il trio ha appena realizzato il primo singolo Anything to Save che farà parte del primo album di prossima pubblicazione sotto l'etichetta Blue Swan Records.





https://www.facebook.com/RoyalCodaOfficial/

venerdì 16 febbraio 2018

The Body Rampant - RMPNT (2018)


Il primo vero ed effettivo album dei californiani The Body Rampant che viene pubblicato oggi è in realtà il prodotto di anni di gavetta nel circuito alternativo statunitense. RMPNT arriva infatti dopo i due buoni EP Transient Years (2011) e Midnight Mayfair (2013) ed è stato anticipato già lo scorso anno con il singolo Small Side Effect. Annunciato in un primo momento in uscita per l'etichetta Tragic Hero Records, con la quale il gruppo aveva realizzato l'altro singolo Northern Sky, RMPNT certifica invece l'indipendenza dei The Body Rampant che si sono trovati nuovamente senza il supporto di alcuna label. Ma nonostante la relativa poca fama del gruppo, l'album presenta una considerevole schiera di ospiti di spicco nelle persone di Thomas Pridgen (The Mars Volta), Bradley Walden (Emarosa), Daniel Wand (Capsize), and Ryan Hunter (Envy On The Coast). Volendo introdurre i The Body Rampant a chi non li ha mai ascoltati l'associazione più pertinente guarda verso quel tipo di band post hardcore che mantiene un equilibro tra l'accessibilità e la tecnica, come potevano essere i Children of Nova e i Saosin.



mercoledì 14 febbraio 2018

Greg Spero e Spirit Fingers


Qualche mese fa parlai del talentuoso pianista jazz Greg Spero e del suo progetto Polyrhythmic in procinto di pubblicare l'album di debutto. Il momento è quasi giunto poiché la data fissata per l'uscita è il 16 marzo e sono stati realizzati i due brani Being e Inside, ma nel frattempo sono accadute alcune cose. I Polyrhythmic hanno cambiato nome in Spirit Fingres e, mentre il bassista Hadrien Feraud e il batterista Mike Mitchell sono rimasti al proprio posto, adesso alla chitarra abbiamo l'italiano Dario Chiazzolino.

Greg Spero si è focalizzato su questo progetto dopo aver dato l'addio alla pop singer Halsey con la quale tre anni fa aveva iniziato a collaborare scrivendo e suonando con lei, conseguendo inoltre un crescente successo dai primi piccoli concerti a Los Angeles fino a quelli nelle grandi arene intorno al mondo. Oltre a questo, Spero ha da pochissimo iniziato a curare un canale YouTube dedicato alla sua serie Tiny Room dove, con altri musicisti, presenta riletture e nuovi arrangiamenti jazz di canzoni pop contemporanee. I primi a partecipare sono stati Trevor Dahl dei Cheat Codes e Sarah McTaggart dei Transviolet.



 

venerdì 9 febbraio 2018

HAGO - HAGO (2018)


La sezione ritmica degli israeliani Anakdota formata dal bassista Guy Bernfeld e dal batterista Yogev Gabay non smette di stupire e, direttamente dal Berklee College of Music di Boston, si sono uniti nel nuovo gruppo HAGO formato insieme a Nerya Zidon (sassofono), Yoel Genin (chitarra) e Tom Bar (piano e tastiere). L'omonimo primo album del quintetto è una bellissima e ricca panoramica sul progressive metal fusion strumentale che, da un lato si espande e accoglie il crossover con altri stili esotici in continuità con quanto fatto in precedenza dai Thank You Scientist, mentre dall'altro impone delle ampie digressioni più sperimentali e jazz sulla scia di veri fuoriclasse coevi come Nova Collective e Stimpy Lockjaw. Ezechiel 1.4 è già in grado di mostrare ogni sfaccettatura del contesto spettacolare e pluri-stratificato nel quale si muovono gli HAGO.

Altro elemento che si presenta è quello del sound middle-eastern, rafforzato dalla presenza di una rilettura del brano Shdemati del compositore russo israeliano Yedidia Admon. Forse anche per via di questa caratteristica, gli HAGO si sono scelti la surreale categorizzazione di "falafel djent". Che comunque rende l'idea solo in parte, poiché quella è solo una tra le tante forme che può assumere il gruppo: all'interno dell'opera ci sono alcune incursioni dentro complesse strutture ritmico-futuriste (Antikythera, Dawn of Machine, Alpha Centauri), momenti holdsworthiani così ispirati da risultare lirici (Ancient Secrets) e sapienti armonizzazioni canterburiane (Aurora). Comunque non ci troviamo di fronte all'ennesimo gruppo che replica idee altrui da essere destinato a scomparire nelle innumerevoli proposte che offre il genere. La qualità superba delle composizioni, sia dal punto di vista esecutivo che da quello qualitativo, proietta gli HAGO immediatamente in vetta alla lista dei migliori interpreti prog fusion del 2018.

giovedì 8 febbraio 2018

Black Neon District - Standing Waves (2018)


Un anno fa dalla Francia i RIVIẼRE mettevano uno dei primi rilevanti picchetti per segnalare che anche in quel Paese si stava muovendo qualcosa sul lato djent del progressive metal. Adesso, sempre dalla Francia, si presentano i Black Neon District nati nel 2014, ma arrivati all'esordio con Standing Waves soltanto adesso. Nicolas Soulat (chitarre), Clément Mauro (basso), Mathieu Santin (batteria) e Maxime Cuillerat (voce), in attesa di un full length già annunciato, hanno prodotto un EP che ingloba tutte le connotazioni di un ottimo prog metal moderno nel quale si possono rintracciare parti strumentali a tratti aggressive, a tratti post rock, ma sopratutto inclini a costruire delle atmosfere epiche come le lunghe elucubrazioni dei Karnivool. Logicamente un considerevole spazio è lasciato alla melodia delle linee vocali le quali si scontrano con le complesse evoluzioni degli strumenti.